martedì 17 febbraio 2009

solo una bacca


Il piccolo stagno sonnecchiava perfettamente immobile nella calura estiva.Pigramente seduto su una foglia di ninfea, un ranocchio teneva d'occhio un insetto dalle lunghe zampe che stava spensieratamente pattinando sull'acqua: presto sarebbe stato a tiro e il ranocchio ne avrebbe fatto un solo boccone, senza tanta fatica.Poco più in là, un altro minuscolo insetto acquatico, un ditisco, guardava in modo struggente una graziosa ditisca: non aveva il coraggio di dichiararle il suo amore e si accontentava di ammirarla da lontano.Sulla riva a pochi millimetri dall'acqua un fiore piccolissimo, quasi invisibile, stava morendo di sete. Proprio non riusciva a raggiungere l'acqua, che pure era così vicina. Le sue radici si erano esaurite nello sforzo.Un moscerino invece stava annegando. Era finito in acqua per distrazione. Ora le sue piccole ali erano appesantite e non riusciva a risollevarsi. E l'acqua lo stava inghiottendo.Un pruno selvatico allungava i suoi rami sullo stagno. Sulla estremità del ramo più lungo, che si spingeva quasi al centro dello stagno, una bacca scura e grinzosa, giunta a piena maturazione, si staccò e piombò nello stagno.Si udì un "pluf!" sordo, quasi indistinto, nel gran ronzio degli insetti. Ma dal punto in cui la bacca era caduta in acqua, solenne e imperioso, come un fiore che sboccia, si allargò il primo cerchio nell'acqua. Lo seguì il secondo, il terzo, il quarto...L'insetto dalle lunghe zampe fu carpito dalla piccola onda e messo fuori portata dalla lingua del ranocchio.Il ditisco fu spinto verso la ditisca e la urtò: si chiesero scusa e si innamorarono.Il primo cerchio sciabordò sulla riva e un fiotto d'acqua scura raggiunse il piccolo fiore che riprese a vivere.Il secondo cerchio sollevò il moscerino e lo depositò su un filo d'erba della riva, dove le sue ali poterono asciugare.Quante vite cambiate per qualche insignificante cerchio nell'acqua.

venerdì 6 febbraio 2009

essere se stessi


Nello studio di un celebre psichiatra si presentò un giorno un uomo apparentemente ben equilibrato, serio ed elegante. Dopo alcune frasi, però, il medico scoprì che quell'uomo era intimamente abbattuto da un profondo senso di malinconia e da una tristezza continua ed assillante.Il medico iniziò con grande coscienziosità il suo lavoro terapeutico e, al termine del colloquio, disse al suo nuovo paziente: "Perché non va al circo che è appena arrivato nella nostra città? Nello spettacolo si esibisce un famosissimo clown che ha fatto ridere e divertire mezzo mondo: tutti parlano di lui, perché è unico. Le farà bene, vedrà".Allora quell'uomo scoppiò in lacrime, dicendo: "Quel clown, sono io".


"C'è una cosa che mi preoccupa tantissimo... ed è: come faccio a capire quando è ora di recitare la mia parte? Quand'è che posso essere realmente me stessa? Io fingo perché spesso non me la sento di mostrarmi come sono, un po' come se questo non dovesse piacere agli altri. Non so, forse è una preoccupazione che tutti hanno, forse anche gli altri vorrebbero non dover sembrare sempre più furbi, più forti di quel che sono" (April, 14 anni)

mercoledì 28 gennaio 2009

IO CREDO IN TE...


C’era una volta un celebre funambolo.Tutti riconoscevano la sua stupefacente abilità: nessuno ricordava di averlo mai visto vacillare o cadere.Un giorno, il circo dove il funambolo lavorava si trovò in serie difficoltà finanziarie. Il direttore propose al funambolo di alzare il filo e di aumentare la distanza del percorso per attirare più gente.I lavoratori del circo avevano posto tutta la loro fiducia nel loro funambolo ed erano sicuri di ottenere un successo strepitoso. Rivolgendosi ai suoi compagni di lavoro, il funambolo chiese loro: «Siete sicuri che ci riuscirò?». Tutti risposero: «Abbiamo fiducia in te e siamo assolutamente certi che ci riuscirai».L’esibizione del funambolo fu un grande successo. Ogni giorno la gente faceva la coda al botteghino del circo per assistere allo straordinario spettacolo di abilità e di coraggio.
Dopo un anno di successo, il direttore volle procurare al circo una maggiore risonanza e propose al funambolo una prestazione eccezionale per attirare ancora più gente. Propose di sistemare un cavo d’acciaio da una riva all’altra di una cascata vertiginosa e di invitare tutta la gente della regione, i giornalisti e le televisioni per quella esibizione senza precedenti.Tutti i membri del circo rinnovarono la loro fiducia al funambolo. Questi non esitò e accettò la sfida. Già pronto per la pericolosissima traversata sull’esile filo, chiese ancora una volta a tutti i compagni se erano sinceri nell’affermare una fiducia illimitata in lui. «Sì!», gridarono tutti senza eccezione. Il funambolo partì e l’impresa riuscì perfettamente, con tutti gli spettatori in delirio.Improvvisamente il funambolo alzò una mano e chiese di parlare: «La vostra fiducia in me è grandissima», disse. «Certo», proclamò uno del circo a nome di tutti. «Allora, vi voglio proporre una prodezza ancora più straordinaria!». «Magnifico! Dicci che cos’è. La nostra fiducia in te è sconfinata: qualunque cosa proponi, accetteremo!». «Propongo di camminare con una carriola su questo cavo d’acciaio e di fare il viaggio di andata e ritorno. Siccome la vostra fiducia nella mia abilità è senza limiti, chiedo a uno di voi di salire sulla carriola per fare con me la traversata».
..NESSUNO VOLLE SALIRE..

venerdì 12 dicembre 2008

il coraggio...


Un topo, un nobile gentile e di bell'aspetto topo domestico, durante una delle sue disperate corse per sfuggire al gatto, si trovò un bel giorno nella cantina di una ricca villa. Là, a causa del buio, finì dentro una strana pozzanghera. Era una pozzanghera di ottimo brandy, sfuggito dallo spinotto difettoso di una botticella di pregiato rovere.Il buon topo dapprima diede qualche timida leccatina a quel liquido curioso. Il sapore gli piacque. Aveva un gusto forte e deciso, scendeva in gola come fuoco.Quando ebbe bevuto la pozzanghera, il topo si raddrizzò, picchiò i pugni sul petto, fece la faccia feroce e gridò: "Dov'è il gatto?". Troppa gente, in questo nostro tempo, ha solo il coraggio del topo.

sabato 6 dicembre 2008

nel nome del padre, del figlio e.........

Era il giorno della Cresima. I cresimandi erano allineati nella navata centrale della chiesa.

Il vescovo si sedette e, come spesso succede, cominciò a dialogare con i ragazzi.

Chiamò una bambina che si avvicinò.

"Come ti chiami?" domandò il vescovo."Manuela", rispose la bambina, molto emozionata.

"Dimmi, Manuela, cosa diciamo facendo il segno della croce?".

"Diciamo", l'aiutò il vescovo, sorridendo: "Nel nome del Padre, del Figlio e..."."... e della Mamma!" concluse la bambina.

E una bellissima definizione dello Spirito Santo. Del resto Gesù lo chiama Consolatore e Paraclito, cioè Colui sempre presente per premere la difesa dei suoi discepoli e trarli d'impaccio. Colui che ricorda, guarisce e incoraggia..

domenica 30 novembre 2008



oggi sicuramente abbiamo fatto un bel lavoro e sicuramente abbiamo lasciato la nostra "ORMA".

se hai voglia scrivi le tue impressioni o riflessioni, per condividere con noi e con chi non è potuto essere presente...

(di seguito aggiungo il video che abbiamo visto oggi)




sabato 29 novembre 2008


C'era una volta un grande re, il più grande del suo tempo. Un tempo nel quale gli uomini conoscevano ancora il posto dove si trovava il cancello del Cielo. Il re aveva conquistato tutto quello che c'era da conquistare, ma voleva ancora una cosa, la più importante: voleva le chiavi che aprivano il cancello del Cielo. Ma nessuno riusciva ad accontentarlo. Aveva speso gran parte del suo enorme tesoro per pagare gente che esplorasse ogni angolo della terra per trovare quelle benedette chiavi, ma senza esito. Aveva inviato i suoi coraggiosi paladini nelle zone più nascoste, nelle paludi, perfino in fondo al mare. Niente. Così, un giorno, il re arrivò a cavallo davanti al cancello, che sembrava sfidarlo, solido, inaccessibile. Agitò il pugno verso gli angeli che facevano la guardia e gridò: «Non avrò pace, finché non avrò le chiavi che aprono questo cancello!».Un angelo lo guardò con una luce divertita negli occhi, perché i re della terra non sono poi così importanti per un angelo del Cielo, e rispose: «Sulla terra ci sono migliaia di chiavi che possono aprire il cancello del Cielo, fioriscono proprio sotto i loro piedi, ma gli uomini continuano a calpestarle. Le potrai trovare anche tu, se le saprai cercare. Sono tre quelle destinate a te. Se le troverai, potrai aprire il cancello del Cielo». Il re scese da cavallo e cominciò immediatamente la ricerca. Per parecchi anni frugò con gli occhi il suolo dove posava i piedi, ma nessuna chiave fiorì mai sotto i suoi piedi. Un giorno, mentre camminava, quasi inciampò in un alberello rachitico e quasi secco. Gli anni trascorsi nella ricerca della chiave del Cielo lo avevano reso meno orgoglioso e più attento alle cose piccole e deboli. Raccolse l'alberello e lo portò a casa. Preparò un letto di terra soffice, piantò l'alberello e lo innaffiò con cura. Poi provvide a sostenere i piccoli rami e il tronco con dei tiranti.Un passante che assisteva alla scena gli disse. «Lascia perdere quello sgorbietto d'albero. Anche se lo salvi, sei troppo vecchio per poter godere della sua ombra e dei suoi frutti. Che te ne importa?». «Un giorno qualcuno si siederà qui e benedirà l'ombra di questo albero e i suoi frutti e quindi un po' anche me - rispose il re - posso esserne felice già adesso». In quel momento vide la prima chiave. Era proprio sotto il suo piede destro e sembrava spuntata dalla terra. Era una chiave forgiata in uno strano metallo: verde come lo smeraldo.Passò dell'altro tempo. Il re continuò la sua ricerca. Un pomeriggio d'inverno, durante un forte temporale, vide una bambina lacera e scalza, che tremava rannicchiata in un portone della città vecchia. Il re si fermò, si tolse il mantello e lo avvolse attorno alla bambina, poi la prese in braccio e la portò nel palazzo reale. Le preparò un pasto caldo e cercò dei vestiti che le andassero bene. Proprio in quel momento si accorse che sotto il suo piede sinistro c'era la seconda chiave. Era anche quella una chiave forgiata in un metallo speciale, color rosso rubino. Passarono altri anni. Il re era diventato un pellegrino vecchio e stanco. Camminava a fatica, appoggiandosi ad un bastone; ma non aveva smesso di cercare la chiave che gli mancava. Giunse, una notte, in una piccola città dell'Oriente. Cercava un posto per riposare, quando una strana animazione tra la gente lo incuriosì. Vide uno strano corteo di persone eccitate che uscivano dalla città. «Che ci vanno a fare in campagna a mezzanotte?», si chiese il re. E li seguì. Arrivò davanti a una baracca malandata che fungeva da stalla. La gente che aveva camminato più in fretta di lui se ne stava già tornando in città, quando lui si affacciò alla stalla. Alla scarsa luce di una fiaccola fumosa, scorse una giovane mamma che cullava il suo bambino. In quel momento il bambino aprì gli occhi. Il vecchio re si sentì tutto illuminato da quello sguardo e, per la prima volta nella sua vita, piegò le ginocchia davanti a qualcuno. Il suo cuore si riempiva di gioia, perché davanti a lui, fiorita dal nulla, c'era la terza chiave. Una chiave tutta d'oro. Aveva trovato le tre chiavi e ora poteva aprire il cancello del Cielo.